Ultimo incontro con Bernardo: Bertolucci, in memoriam

“Quand’è che lei ha scoperto di non essere immortale?”: è la prima domanda che mi ha fatto Bernardo Bertolucci quando ci incontrammo più di 30 anni fa. Forse è anche la prima e unica volta che ci siamo dati del lei.
Bernardo aveva scoperto di non essere immortale, mi raccontò, sul set di Novecento, quando un improvviso malessere lo privò della vista per qualche giorno mettendo in dubbio la grazia divina di chi ha fatto il primo film a 21 anni diventando un autore che i registi americani degli anni ’70 guardavano come un maestro quando ancora non ne aveva compiuti 40, un autore che fece un film come L’ ultimo tango a Parigi che è stato il più grande incasso del cinema italiano e che il più importante critico americano dell’epoca, Pauline Kael paragonò all’ avvento della Sagra della primavera di Strawinskij nel ‘900 – l’ unico film – di cui si abbia notizia – condannato al rogo (almeno in un paese occidentale).
Non sapeva ancora, allora, Bernardo Bertolucci che, nell’epoca in cui gli ottantenni fanno equitazione e sesso estremo, il fato lo avrebbe visto disabile, su una sedia a rotelle per diversi anni molto prima. Due anni fa ebbe una crisi renale molto grave dalla quale uscì con rinnovata energia ed uno humour incantevole. Lo stesso che si può ritrovare in questi estratti di una intervista in video che gli abbiamo fatto poco più di un anno fa per un film documentario sui mestieri del cinema. In anteprima per Splendor, ecco qualche minuto.