Splendor 2018, puntata 29

Paolo Virzì, Francesco Bruni, Heidrun Schleef, Doriana Leondeff raccontano a Mario Sesti, conduttore e critico cinematografico come nascono i film, tra le chiacchiere e il computer. L’ospite musicale è Scarda. Le carriere di Paolo Virzì e Francesco Bruni, due sceneggiatori e registi che hanno marcato profondamente il cinema italiano degli ultimi anni, sono intrecciate da quando erano due ragazzi, nella loro città natale, Livorno. Hanno avuto dei lunghi momenti di distacco ma il cinema li ha sempre riavvicinati. Per raccontare delle storie attraverso film si comincia con il concepirle partendo da un’immagine, da una suggestione, successivamente si procede con lo scriverle insieme, scambiandosi idee e parole. “Paolo prende possesso della tastiera però si innervosisce perché se scrive non può parlare”, ha svelato Bruni. “Il cinema è dialogo quindi si scrive a alta voce – ha risposto Virzì – è proprio dalla dialettica che nasce il motto di spirito, la battuta. Lavorare nel silenzio non aiuta il senso dell’umorismo. Lavorare nel casino porta al lazzo, allo sfottò”. Heidrun Schleef e Doriana Leondeff sono due sceneggiatrici che hanno contribuito a scrivere pagine molto belle del cinema italiano degli ultimi vent’anni. Un ruolo difficile, una figura che deve necessariamente eclissarsi per fare posto a quella del regista. “L’esperienza conta moltissimo. Il primo film è importante perché non sai mai cosa vedrai. La prima lezione per me – ha spiegato la Schleef – è stata quella legata al mio esordio: La seconda volta di Mimmo Calopresti”. A proposito del suo ruolo Doriana Leondeff ha rivelato che le piace scomparire: “Non sono sempre contenta del film realizzato ma metto in conto che sarà inevitabilmente qualcos’altro. Nonostante possa esserci molta sintonia con il regista”. Il momento più bello per loro? Per Heidrun è quanto “leggi la sceneggiatura e pensi ‘Ma davvero l’ho fatto io?’, la parte più difficile è ‘scrivere i personaggi, metterli in relazione tra loro”. Per Doriana il percorso dello sceneggiatore attraversa due fasi importanti: “Passi la metà della tua vita a pensare che avresti dovuto scrivere altro, e l’altra metà a dire ‘ma come ho fatto? Non ci riuscirò mai più”’. Nico Scardamaglia, in arte Scarda, è l’ospite musicale di questa ultima puntata nel corso della quale ha presentato il suo nuovo disco Tormentone: “In questo album ho cercato di essere pop, il titolo fa riferimento al fatto che ogni canzone è stata un tormento, una serie di grandi tormenti interiori, un disco che parla di amore ma sempre svelando il lato doloroso”.