Splendor 2018, puntata 22

L’arte del raccontare storie sullo schermo, in teatro, con le parole o con schizzi su un foglio bianco: di questo è di altro ancora si parla nel corso dell’ottava puntata di Splendor, che accoglie tra gli ospiti Max Tortora, Il fumettista Gipi, l’attrice Pamela Villoresi e gli sceneggiatori Menotti e Nicola Guaglianone.
“Sentirsi un attore trasversale, poter attraversare tutto tramite la recitazione, poter passare un po’ di tempo nelle vite altrui”: questo era quello che desiderava Max Tortora quando è entrato nel mondo dello spettacolo con la sua capacità di diventare la caricatura degli altri, una vecchia tradizione a suo dire. Proprio quest’anno ha interpretato per due volte il ruolo di un padre drammatico, prima ne La terra dell’abbastanza e poi in Sulla mia pelle, proprio in questi padri c’è qualcosa che gli somiglia profondamente, perché Max Tortora non è mai stato padre “e ormai non credo lo sarò mai, per questo mi sento molto padre di tutti”.
Il ragazzo più felice del mondo è l’ultimo film di Gipi: “Quel film è quel che è successo prima che lo facessimo: trovai questa storia e feci una testa tanta a mia moglie che alla fine mi disse di cercare di raccontarla. Il mondo è un posto gioioso quando hai una storia e tutti vogliono raccontarla, ed è tristissimo quando non ce l’hai”. Nei suoi fumetti, come in quelli di Hugo Pratt, c’è l’influenza di David Lean: il contrasto tra figure e paesaggi, contrasti e chiaroscuri importantissimi, mentre i suoi film hanno uno stile diverso. Come se attingessero a fumetti non suoi, fatti solo di figure nipponiche con volti semplici e complessità nello sfondo: “Sono mezzi diversi, nei fumetti ho usato le figure al pari dei personaggi, avevano la stessa carica narrativa. Invece quando lavoro al cinema mi viene più da giocare senza grande attenzione alla parte estetica, specie in questo film. Bado a ritmo dialoghi e naturalezza più che costruire l’immagine bella”. Grazie alle storie che racconta riesce a capire un po’ di più lui stesso: “Solitamente non riesco a ragionare in modo granché brillante, invece quando sono al tavolino a disegnare o scrivere succedono cose particolari”.
C’è uno strano destino nella carriera di Pamela Villoresi, quello di interpretare grandi donne: “Spesso interpreto donne che sono state miti della tragedia o altre come Madame Curie, altre che hanno avuto storie particolari”. Eppure tra i molti talenti di Pamela Villoresi ce n’è uno molto raro per attori e attrici, quello di leggere poesie: “Con le poesie ho passato le ore più belle della mia vita. Potessi dire la stessa cosa dei miei amanti sarei una donna felice! Adoro proprio il verso, la sua capacità di sintesi”. Secondo lei non ci sono poesie che non tocchino l’anima, solo lettori che non cercano abbastanza a fondo. In realtà però sono le assi del palcoscenico quelle che la Villoresi conosce meglio, il 29 novembre sarà a Roma con la commedia Confidenze pericolose, scritta da Daniela Morelli: “E infatti il mio personaggio pratica uno sport che anche io pratico, è un’analista che fa canottaggio, nella cui vita arriva a portare scompiglio una soubrette napoletana”.
Anche per gli sceneggiatori Menotti e Nicola Guaglianone il fumetto ha avuto un ruolo importante: “La storia si può raccontare in tanti modi diversi, mentre i mezzi sono il limite della storia – dice Menotti – infatti passare dal fumetto al cinema è un imbrigliarsi, perché evidentemente in un fumetto se vuoi far esplodere un aereo lo fai. Ma imbrigliarsi alle volte è utile. Con il fatto di essere artisti a tutto tondo spesso si finisce a fare cose senza né capo né coda, mentre essere ‘irregimentati’ aiuta molto”. Per Guaglianone “lo scopo è mettere i personaggi sotto pressione, un film è comportamento, un personaggio non è ciò che dice di fare ma quello che fa effettivamente. Noi poi siamo la generazione cresciuta con videomusic mettiamo tutte le arti nelle narrazioni e in palio c’è sempre il coinvolgimento dello spettatore, riuscire a farlo soffrire per i patemi dei personaggi”. Gli sceneggiatori poi per lavoro sono i primi interlocutori di un film, quelli che la fanno nascere e devono saper raccontare la storia prima ancora che sia scritta. Il cuore di ogni racconto però rimane il conflitto secondo Menotti: “Nel momento in cui riesci con il tuo spunto a mettere in conflitto il protagonista con qualcuno o con se stesso, non è più necessario spiegare come si svolga la guerra, l’importante è sapere che ci sono motivi buoni perché si svolga”.
Tarek Lurcich, in arte Rancore, è l’ospite musicale dell’ottava puntata di Splendor. Rapper a suo dire ermetico: “Sono proprio io che ho definito così il mio hip hop perché se i poeti ermetici raggiungevano l’essenzialità delle cose tramite poche parole, io lavoro con la quantità, un fiume di parole con cui arrivo ai miei obiettivi. È come mettere insieme molecole, tantissime fanno un corpo, come Arlecchino il cui costume è molto più colorato delle singole pezze che lo compongono”.