Splendor 2018, puntata 21

In questa puntata di Splendor Isabella Ferrari e il regista Filippo Bologna, Paolo Ruffini e Giorgio Lupano sono insieme a Mario Sesti, conduttore e critico cinematografico. Una puntata in cui attori, registi, musicisti parleranno del dono e della ricerca necessari ad avere e trovare una propria voce. Dal 15 novembre sarà al cinema Cosa fai a Capodanno? diretto da Filippo Bologna che si è divertito “a ibridare i generi” poiché a formarlo e a interessarlo da sempre sono stati linguaggi e generi diversi, dai fratelli Coen a Tarantino passando per la commedia all’italiana. Tra i protagonisti di questo film corale, che si incontrano per trascorrere il capodanno in modo alternativo, c’è anche Isabella Ferrari: “tutti i personaggi nascondono delle cose e poi piano piano ognuno di loro si toglie la maschera”, ai microfoni di Splendor anticipa che il suo “personaggio è molto vitale, sboccato” e si è molto divertita a interpretarlo usando soprattutto il corpo, con grande apertura e leggerezza. “Il Capodanno – ha concluso Bologna – è la metafora perfetta del pensiero che la vita sia sempre altrove: crediamo sempre che in quel momento ci sia un altro posto dove la gente è più felice di noi”, a sorprendere sarà il finale che avrà un’inaspettata virata “western”. Paolo Ruffini ha voluto fortemente dedicarsi ad Up & Down, uno spettacolo teatrale giunto già alla terza stagione. “È uno spettacolo tenero e divertentissimo che rimodula il concetto di abilità proprio perché veniamo da mille pregiudizi sulla disabilità”. Dopo questa esperienza Ruffini è molto cambiato ed è convito che gli attori di questo suo spettacolo siano simboli perfetto del lavoro dell’attore perché appaiono straordinariamente “sempre sinceri anche dicendo bugie”. Una lunga tournee quella di Figli di un dio minore, uno spettacolo che vede in scena attori udenti e non udenti, in cui Giorgio Lupano era uno dei protagonisti. Uno spettacolo sull’integrazione e sulle minoranze, sulla sordità eppure “in realtà c’erano tante voci”. Imparare la lingua dei segni è stato un arricchimento, un viaggio bellissimo durato molti mesi, che gli ha permesso di conoscere una realtà così vicina eppure incomprensibile ai più. Non solo attore teatrale ma anche di cinema e di tv, Lupano confida che “bisogna sapersi adattare, improvvisare, ossia fare una scena all’improvviso. A teatro si prova per settimane, nei film e nelle serie non si ha tutto questo tempo, una volta inquadrati i personaggi devono assecondare la velocità della lavorazione”. Stefania Patanè è l’ospite musicale di questo nuovo appuntamento: cantante, compositrice e arrangiatrice è una musicista eclettica ed una delle voci emergenti del jazz vocale italiano: “mi ha sempre affascinato l’idea di usare la voce come strumento, improvvisando: pratica che è, tra l’altro, l’elemento che più mi affascina del jazz, una specie di composizione istantanea”.