Paolo Virzì e Francesco Bruni

Le carriere di Paolo Virzì e Francesco Bruni, due sceneggiatori e registi che hanno marcato profondamente il cinema italiano degli ultimi anni, si sono da sempre intersecate. Già da ragazzi, nella loro città natale, Livorno, “cominciammo con le nostre storielle, peraltro lui era il regista e io lo sceneggiatore” ci racconta scherzando Virzì. Hanno avuto lunghi distacchi anche, ma il cinema li ha sempre riavvicinati.
A proposito della nuova commedia italiana, inoltre, Virzì ci spiega che “in un momento in cui il grado della narrazione non era così rilevante, al contrario dei paesi anglosassoni che hanno avuto il romanzo sociale, noi avevamo avuto la stagione delle avanguardie letterarie che avevano ridimensionato l’importanza della trama” per cui “la nostra generazione ha provato a raccontare di nuovo una storia”. Per raccontare delle storie attraverso i film si comincia con il concepirle partendo da un’immagine, da una suggestione, successivamente si procede con lo scriverle insieme, scambiandosi idee e parole e ci spiegano meglio come avviene il procedimento: “Paolo prende possesso della tastiera però si innervosisce perché se scrive non può parlare” scherza Francesco Bruni in uno scambio che lascia trasparire la grande amicizia. “Il cinema è dialogo quindi si scrive a alta voce” spiega Virzì e continua “è proprio dalla dialettica che nasce il motto di spirito, la battuta. Lavorare nel silenzio non aiuta il senso dell’umorismo. Lavorare nel casino porta al lazzo, allo sfottò”. I loro film sono sempre fotografie perfette della società eppure, ci racconta Bruni “I miei film come regista hanno più spunti autobiografici”. Parlando di Ferie d’Agosto, il film che più di ogni altro rappresenta simbolicamente l’interscambio tra i due nella scrittura della sceneggiatura, ci raccontano divertiti la sua genesi attraverso aneddoti e retroscena.