Nicola Guaglianone e Menotti

Menotti e Guaglianone sono due sceneggiatori e due persone che hanno dietro di sé l’arte del fumetto, che poi è la forza della narrazione, la sua duttilità, il fatto che le storie possono essere raccontate attraverso tanti mezzi diversi: “La storia si può raccontare in tanti modi diversi, mentre i mezzi sono il limite della storia” dice Menotti “infatti passare dal fumetto al cinema è un imbrigliarsi perché evidentemente in un fumetto se vuoi far esplodere un aereo lo fai. Ma imbrigliarsi alle volte è utile. Con il fatto di essere artisti a tutto tondo spesso si finisce a fare cose senza né capo né coda, mentre essere irregimentati aiuta molto”, a lui replica Guaglianone: “Lo scopo è mettere i personaggi sotto pressione, un film è comportamento, un personaggio non è ciò che dice di fare ma quello che fa effettivamente. Noi poi siamo la generazione cresciuta con Videomusic mettiamo tutte le arti nelle narrazioni e in palio c’è sempre il coinvolgimento dello spettatore, riuscire a farlo soffrire per i patemi dei personaggi”.
Gli sceneggiatori poi per lavoro sono i primi interlocutori di un film, quelli che la fanno nascere e devono saper raccontare la storia prima ancora che sia scritta: “È un mestiere saper pitchare un film ai produttori” dice Guaglianone, “in America lo hanno canonizzato, lì si cerca di partire sempre con un what if, cioè cosa accadrebbe se… e poi racconti la storia. Noi in Italia siamo più d’amore diciamo e per questo cerchiamo sempre un rapporto umano, alla fine paradossalmente il film passa in secondo piano. I pitch migliori sono quelli in cui parli poco e lasci immaginare tanto. Ai giovani studenti faccio sempre l’esempio di Bugiardo Bugiardo, il pitch perfetto, cosa accadrebbe ad un avvocato costretto a dire per forza la verità? E tu già spazi con la fantasia” e questo è vero sia in Italia che in America per quanto dice Menotti, “quando prendi delle storie e le porti da un mondo ad un altro non tutto funziona per forza, cioè se fai un pitch all’americana ad un produttore italiano, dopo 5 minuti hai finito e lui aspetta che tu continui, almeno raccontandogli cosa hai fatto o chi hai conosciuto”.
Il cuore di ogni racconto però rimane il conflitto secondo Menotti: “Nel momento in cui riesci con il tuo spunto a mettere in conflitto il protagonista con qualcuno o con se stesso, non è più necessario spiegare come si svolga la guerra, l’importante è sapere che ci sono motivi buoni perché si svolga”.
La peculiarità del cinema in questo senso è che la riscrittura è un obbligo, le sceneggiature poi vengono riscritte sul set e poi riscritte al montaggio: “È uno sguardo esterno necessario” dice Guaglianone. E poi alla fine una storia si cristallizza, e diventa definitiva: “È un momento fantastico, la dai ad un regista che la va a girare e rimarrà così mentre la tua vita va avanti accumuli esperienze e magari poi capita che la rileggi dopo anni e pensi che in quel momento la potresti riscrivere in un’altra maniera, forse meglio”.