Max Tortora

“Sentirsi un attore trasversale, poter attraversare tutto tramite la recitazione, poter passare un po’ di tempo nelle vite altrui”, questo era quello che desiderava Max Tortora quando è entrato nel mondo della recitazione con la sua capacità di diventare la caricatura degli altri, una vecchia tradizione, dice lui, “quella del truccarsi e diventare qualcun altro”.
Quest’anno Tortora è stato anche due volte un padre drammatico, in La Terra Dell’Abbastanza e in Sulla mia pelle: “È come se ad un pianista tu chiedessi di suonare solo su una parte della tastiera. Io quando posso e me lo consentono voglio suonare tutto”. In quei padri c’è qualcosa che gli somiglia profondamente, perché Max Tortora non è mai stato padre “e ormai non credo lo sarò mai, per questo mi sento molto padre di tutti”. Nel caso del padre di Stefano Cucchi è stato un lavoro a togliere: “Quello è un uomo che vuole fare dei gesti ma poi non li fa, e credo sia stata la vera situazione di un padre impotente di fronte a quel che gli accadeva vicino”.
Non molti cambiano come ha saputo fare Tortora muovendosi tra comicità e dramma: “Perché hanno paura di perdere il pubblico. Io invece credo ci siano momenti in cui non c’è niente da ridere e altri in cui c’è tanto da ridere ma magari nessuno se n’è accorto o nessuno lo sa. Sforzarsi di trovare qualcosa da ridere in un momento come questo non è difficile, basta guardarsi intorno e c’è solo da scegliere. La cosa non semplice è avere dei posti in cui farle certe cose”.
Il paradosso è che nonostante tutta questa passione per la recitazione in realtà Tortora sarebbe architetto, anche se non ha mai esercitato: “Mi piaceva il lato artistico, mentre in quello tecnico non sono mai stato eccellente. Anche adesso viaggio con la testa per aria, mi piace vedere cosa accade sopra di me. A Roma ad esempio ti accorgi di alcuni palazzi dopo 30 anni che cammini nella stessa via”.
Tra le molte passioni di Tortora c’è anche l’arte marziale “ma non per il fatto fisico, mi piace molto la parte di preparazione interiore, ogni gesto è frutto di una riflessione, del resto io, essendo 1 metro e 97, non potrei lavorare se non avessi un controllo profondo del corpo”.
Infine la musica, la passione per Burt Bacharach: “Oh lui viene ogni anno a Roma e me lo perdo ogni volta, quest’anno finalmente ce l’ho fatta a famme la foto con lui!”.