Giovanni Veronesi e Giulia Bevilacqua

Il cinema italiano del dopoguerra non è stato famoso solo per i grandi autori che hanno cambiato l’arte cinematografica ma per come ha saputo mescolare i generi, noir e commedia, western e barocco… Giovanni Veronesi e Giulia Bevilacqua sono regista e interprete di I moschettieri del re, un film di cappa e spada italiano, qualcosa che non si vedeva da più di 40 anni, qualcosa tra Totò e Riccardo Freda, tra la parodia e l’avventura: “C’è un connubio fantastico tra grottesco e iperrealismo, tutto è studiato alla perfezione e anche le interpretazioni non sono sopra le righe” dice Giulia Bevilacqua e a lei risponde Veronesi: “Mi piace rasentare la farsa quando gli attori lo consentono, con Verdone ho fatto di tutto, fino anche a metterlo in mutande sui cornicioni”.
Nel film c’è Pierfrancesco Favino che parla italo-francese per tutto il tempo, c’è Rubini nei panni di Aramis, Papaleo che ha orientamenti sessuali peculiari, Valerio Mastandrea con il suo umorismo deadpan e poi gli animali: “Le inquadrature cambiano molto quando riprendi qualcuno a cavallo, perché la sua faccia viene prima di quella dell’attore” continua il regista, spiegando che fare un film di genere è una questione tecnica di “battaglie e duelli, roba che non siamo abituati a fare. Del resto questo film ha anche richiesto più soldi del solito, più tempo e attori molto bravi”. Anche a Giulia Bevilacqua hanno dato una balestra “però sono l’unica a cui non funziona l’arma, l’hanno fatto per rendermi poco credibile”.
Come nella musica un film di genere trasmette l’idea che chi l’ha fatto lo ami: “Beh io ho una passione per i cavalli” dice Veronesi “vado sempre in maremma con i butteri e sogno di fare un film sull’incursione che Buffalo Bill fece in maremma nel 1904 quando perse ad una giostra. Volevo far ridere, certo, ma è stato anche un grande gioco in cui mi sono preso la libertà di dire qualcosa sotto traccia. Ho scelto il ‘600 perché è un secolo di guerra di religione, grande violenza, gente che scappa dall’Europa con le barche…. È una lettura per chi la vuole leggere”.
Dice Mastandrea che una volta con i costumi indosso si è lanciato uno sguardo con Favino e si sono detti che gli attori sono animali stupidi “ed è tanto che se lo siano detto. Molti non lo capiscono nemmeno” però poi ha anche una parola buona “solo i grandi attori hanno bisogno di un regista, chi è cane è cane. Quando hai in mano uno strumento intonato benissimo puoi lavorarci. Quando ci sono i grandi attori anche io mi esprimo meglio come regista”.
Ad una cosa però ci tiene molto Veronesi: “Questo è un film fatto per il cinema con i campi larghi apposta, con pochi primi piani, da gustare in sala, e chi lo vedrà capirà che c’è una grande differenza tra questo e quelli che vengono fatti adesso, che pensano subito alla televisione. A me piace la sala cinematografica, accetterò tutte le altre piattaforme perché vado dove c’è il denaro come una prostituta ma il mio scopo rimane però il grande schermo”.