Gianmarco Tognazzi

Pronto a uscire al cinema con Non ci resta che il crimine, Gianmarco Tognazzi lo definisce come un grande omaggio al cinema americano della fine dei ‘70 e inizio degli ‘80: “Ero adolescente e ce l’ho ben presente quel periodo, sia nella musica che nel cinema” e contemporaneamente anche un grande omaggio al cinema italiano con quel titolo che inizia con Non ci resta che, “uniamo Benigni e Troisi con Romanzo criminale e Ritorno al futuro”.
Il film si chiede cosa succederebbe se 4 persone, che per vivere portano i turisti nei luoghi della banda della Magliana, si trovassero sul serio negli anni della banda della Magliana? “Partiamo già in costume perché facciamo un giro in questi luoghi della banda della Magliana e poi ci ritroviamo di colpo nei veri anni della banda. Insomma senza rendercene conto siamo nel 1982, durante i Mondiali”. Dettaglio non casuale visto che il personaggio che interpreta Gianmarco Tognazzi, come peculiarità, ricorda perfettamente tutti i risultati di tutte la partite di tutti i campionati incluso quello del 1982 “e si rivelerà utile per tornare ai giorni nostri”.
Come sempre questo meccanismo narrativo è ciò che consente ai personaggi di superare i propri limiti “specie il mio, che tornando nel presente capisce di potersi rapportare agli altri diversamente. Poi intendiamoci, il film è più un action che una commedia, crea nello spettatore la voglia di capire una serie di questioni che accompagnano la frenesia degli eventi. Ci sono una serie di svolte e imprevisti che rilanciano continuamente l’azione e potranno portare il pubblico ad appassionarsi alla vicenda”.
Evidentemente Non ci resta che il crimine è anche un film sul nostro passato: “la cosa incredibile è tornare a vivere quel periodo storico in età adulta, rivedere quel periodo del nostro paese che vive il sogno americano e attende l’edonismo reaganiano. Chi ha vissuto quegli anni da adolescente, come me, farà un tuffo nel passato molto bello”.