Doriana Leondeff e Heidrun Schleef

Due sceneggiatrici che hanno contribuito a pagine molto belle del cinema italiano degli ultimi vent’anni. Quello dello sceneggiatore è un ruolo difficile, deve necessariamente eclissarsi per fare posto al regista. Come si diventa bravi sceneggiatori? Heidrun Schleef ci racconta che “l’esperienza conta moltissimo. Il primo film è importante perché non sai mai cosa vedrai. La prima lezione per me è stata il primo film che ho scritto e che ho visto sullo schermo”. Stiamo parlando del La seconda volta di Mimmo Calopresti.
“A me piace scomparire perciò mi ritrovo molto in questo tipo di scrittura. Il che non vuol dire che io sia sempre contenta del film realizzato ma metto in conto che sarà inevitabilmente qualcos’altro. Nonostante possa esserci molta sintonia con il regista” ci dice, invece, Doriana Leondeff a proposito del suo ruolo, aggiungendo che “è nelle premesse che ognuno ha il proprio mondo e il proprio immaginario” e che “ogni regista con cui lavori, gli altri colleghi sceneggiatori, creano un piccolo equipaggio” e, a proposito dei conflitti inevitabili nel lavoro di squadra si confida: “tendenzialmente mi devono trascinare per arrivare al conflitto e però se proprio si deve arrivare lo si fa pensando al bene del progetto, al bene del film”.
Per Heidrun “il momento più bello è quando leggi la sceneggiatura e ti piace e pensi Ma davvero l’ho fatto io?” e la parte più difficile è “scrivere i personaggi, metterli in relazione tra loro” mentre per Doriana il percorso dello sceneggiatore attraversa due fasi importanti “passi la metà della tua vita a pensare “avrei potuto, avrei dovuto scrivere altro” e l’altra metà a dire “ma come ho fatto?”, “Non ci riuscirò mai più”.